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CAMBIO DI VELOCITA’

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Introduzione

 

Il cambio di una vettura ha il compito di permettere al motore di lavorare nelle zone di massimo rendimento pur consentendo all’auto di viaggiare con una vasta scelta di velocità. Costruttivamente il cambio si trova tra la frizione e il differenziale.

 

Note di lavoro

 

Anche in questo caso le ruote dentate sono state schematizzate come superfici lisce a cui il moto è stato assegnato  tramite formule.

Per semplificare il modello e alleggerire così il lavoro del programma la frizione non è stata introdotta e al suo posto è stato inserito un momento torcente controllabile dall’esterno. Questa soluzione è stata considerata perfettamente equivalente perché la funzione della frizione è quella di trasmettere una coppia e sono possibili 3 casi:

-         frizione disinserita e quindi Mt=0;

-         un transitorio che comporta il suo slittamento e quindi Mt>0 è crescente o decrescente a seconda che la frizione si stia inserendo o disimpegnando;

-         funzionamento a regime, quindi lo slittamento scompare e la coppia è funzione dei comandi del conducente.

 

L’albero di trasmissione ha una notevole inerzia e quando la frizione non lavora agiscono su di esso delle forze d’attrito viscoso, che sono però molto piccole. Per poterlo arrestare allora in tempi brevi è stato inserito un freno controllabile dall’esterno.

 

 

Procedimento e analisi

 

La parte fondamentale del cambio sta sull’albero di trasmissione. L’albero della frizione trasmette la coppia a quello ausiliario e lo mette in rotazione assieme alle ruote calettate su di esso. Queste

 

ultime sono costantemente ingranate con le ruote dentate presenti sull’albero di trasmissione e sono indipendenti dal suo moto perché fissate su di esso tramite cuscinetti.

A fianco di tali ruote ci sono però degli elementi, detti collari, solidali all’albero di trasmissione, che sono in grado di rendersi solidali alle ruote delle marce e quindi di trasmettere il loro moto all’albero.

Un caso a parte è la retromarcia che viene inserita grazie un’ulteriore ruota dentata folle che permette di avere l’inversione del moto.

È importante notare la presenza di un componente detto sincronizzatore che aiuta l’ingranamento tra due elementi dentati, collare e ruote delle marce, che inizialmente ruotano a velocità così diverse da non permettere una repentina e dolce connessione.

Il sincronizzatore utilizza l’attrito dinamico generato dal contatto di due superfici coniche coniugate, presenti sui lati dei due diversi elementi, per portarli alla stessa velocità e far avvenire così l’aggancio.

 

 

È stato utilizzato proprio  questo principio per avere modellizzare il cambio. Si è cioè imposto un momento torcente proporzionale sia alla differenza di velocità presente tra i due oggetti da ingranare (come se si trattasse di un elemento viscoso) sia alla loro distanza (inserendo così l’effetto di una fittizia pressione).

La sua formula è:

 

 

dove xriposo è la posizione del collare nelle normali condizioni di non lavoro.

È da notare però che con questa legge è sempre presente uno slittamento e questo è in contraddizione con il moto solidale che si instaura invece nella realtà. Assegnando però alla costante K un valore opportuno si può fare in modo che tale errore sia trascurabile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono stati introdotti gli effetti dell’attrito riportandoli sull’albero della frizione come una coppia resistente formata da due contributi: uno proporzionale alla sua velocità di rotazione e l’altro proporzionale alla velocità dell’albero di trasmissione:

 

 

Inoltre sono stati schematizzati gli effetti d’inerzia presenti nei transitori dovuti al passaggio da una marcia all’altra:

 

Cambio 2a-1a

 

Cambio 3a-2a

 

Cambio 2a-3a

 

Cambio 1a-2a

 

 

 

Per simularli è stato necessario applicare una coppia all’albero della frizione uguale e contraria a quella che in quel momento sta agendo sulla ruota dentata tramite il collare e corretta moltiplicandola per un coefficiente che rappresenta il rapporto di trasmissione ttf=walbero-trasmissione/walbero- frizione:

 

 

Utilizzando le diverse marce otteniamo l’effetto di trasferire all’albero di trasmissione differenti valori della coppia della frizione secondo la legge P=Mw. Quindi a parità di potenza trasferita le marce più basse permettono di avere una coppia sulle ruote maggiore delle marce alte. Questo porta ad avere, rispetto ad un momento  resistente esterno costante, maggiori accelerazioni e quindi tempi brevi per arrivare a regime con i rapporti bassi rispetto a quelli alti.

 

 

 

L’effetto è visualizzabile nel seguente grafico:

 

t3

 

t2

 

t1

 

 

Nel grafico soprastante si può vedere il tempo necessario per passare da una velocità angolare, per l’albero di frizione, di 20 rad/s a circa 32 rad/s nelle varie marce (t1=tempo per la 1a etc…).

 

Segue un grafico rappresentante il moto dell’albero di trasmissione

 

Retromarcia

 

Frenata

 

3a

 

1a

 

2a

 

 

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