MODELLAZIONE MULTIBODY DI UN VEICOLO ROLLANTE A TRE RUOTE

 

di Enrico Giolo, 2008

 

 

INDICE

1.       introduzione

2.     il veicolo

3.     target del progetto

4.     sviluppo del progetto

4.1.  modello geometrico

4.2. pneumatico

4.3. stabilità senza pilota

4.4. controllo di stabilità

4.5. controllo di traiettoria

4.6. ingresso in curva

4.7. slalom: confronto con il veicolo reale

5.     conclusioni

 

 

 


INTRODUZIONE

 

I veicoli rollanti a tre ruote nascono dal desiderio di unire la maneggevolezza di un motociclo alla stabilità di un’automobile, sfruttando così le migliori caratteristiche di entrambe i mezzi. Sono stati costruiti molti prototipi sia da case motociclistiche , che automobilistiche, che  da intraprendenti inventori. Vediamone le principali caratteristiche:

 

 

Il veicolo deve rollare!

Esistono molti ‘falsi d’autore’ sul mercato: questo appariscente modello ad esempio non è rollante. Nulla ha di innovativo: non è più maneggevole di un’auto, non è più sicuro di una moto (rischia il ribaltamento in curva), e non si parcheggia con facilità. Il vantaggio dell’avere una ruota in meno di un’auto è reale solo se il mezzo può spostare il proprio baricentro in curva. Altrimenti gli avremo solo tolto un utile punto di appoggio.

 

 

Sono di derivazione automobilistica i mezzi cabinati e guidati con un volante. Il rollio della cabina è gestito da servomotori comandati da una centralina elettronica. Questi veicoli hanno dimensioni e pesi paragonabili ad un’auto, riparano dalla pioggia, ma non offrono bagagliaio e possibilità di caricare passeggeri. Sussiste il problema del ribaltamento del retrotreno, e servono sofisticati sistemi di controllo per gestire l’inclinazione del mezzo in base alla velocità ed al raggio della curva.

 

 

Sono di derivazione motociclistica i veicoli ottenuti aggiungendo una ruota  al telaio di un motociclo. Il peso e le caratteristiche di maneggevolezza restano del tutto simili a quelle del veicolo originale mentre la stabilità aumenta notevolmente.

Se le due ruote sono all’avantreno nasce però un complicato sistema meccanico per consentire il rollio e la sterzata simultanei. Se sono al retrotreno la complicazione nasce nella trasmissione del moto a due ruote indipendenti.

 

 


IL VEICOLO DELL’UNUVERSITA’ DI PADOVA

 

[video tilting]

 

La soluzione innovativa vuole ottenere il miglior compromesso tra semplicità (quello che non c’è non costa e non si rompe) e prestazioni.

L’intenzione è di mantenere la tradizionale geometria dello sterzo e far rollare solo la porzione anteriore con il pilota.

Un motore da scooter, con l’aggiunta di un differenziale per trasmettere il moto a due ruote posteriori, costituisce il retrotreno non rollante.

Il collegamento tra le due parti avviene attraverso un meccanismo a quadrilatero, non un semplice snodo tra la parte fissa e quella rollante.

Il quadrilatero permette di trasferire più carico sulla ruota interna alla curva evitando il ribaltamento, e consente di posizionare l’asse di rollio del mezzo sia sopra che sotto il terreno.

 Ne risulta un veicolo maneggevole come un tradizionale scooter ma in grado di trasmettere molta sicurezza anche ai piloti meno esperti.

 

 


TARGET DEL PROGETTO

Scopo del progetto è l’implementazione del modello virtuale di un veicolo e relativo sistema di controllo che permettano di riprodurre fedelmente le manovre eseguite con il veicolo reale.

 

L’utilità di questo lavoro non è immediata, risiede nella futura possibilità di operare studi e cambiamenti sul modello virtuale anziché su quello reale. I risultati saranno disponibili in poche ore di calcolatore, anziché in giorni di officina e prove su strada.

 

RESTRIZIONI

Poiché lo sviluppo di un modello adatto a simulare tutte le condizioni operative del prototipo richiederebbe molto più tempo di quello a disposizione, si è scelto di studiare il modello alla sola velocità di 10 m/s, simulando il moto rettilineo, l’ingresso in una curva a raggio costante con angolo di rollio 30° ed uno slalom con passo di 7,5m.

 

Il modello verrà sviluppato con il software multibody Visual Nastran 4D.

 


SVILUPPO DEL PROGETTO

I problemi principali e più dispendiosi in termini di tempo e denaro sono:

- la costruzione e validazione di modelli matematici efficienti che riproducano fenomeni complessi, come la meccanica del contatto pneumatico/terreno;

- la reperibilità delle grandezze meccaniche che caratterizzano il sistema reale: rigidezze degli pneumatici e delle sospensioni, attrito e smorzamento dei vincoli, posizione del baricentro, influenza del corpo umano sulla dinamica del sistema, …

- la misurazione del comportamento reale del sistema, che deve fornire parametri utili alla messa a punto del controllo automatico candidato alla guida del mezzo

 

 


MODELLO GEOMETRICO DEL VEICOLO

 

La costruzione del veicolo virtuale parte dal modello CAD 3D: tutti i componenti principali vengono disegnati ed esportati come *.step files, in seguito ogni componente è importato nel codice multibody come corpo rigido.

 

 

I corpi vengono poi connessi con i vincoli appropriati quali: coppie cinematiche rotoidali per i cuscinetti, camme per le forcelle, gruppi molla-smorzatore per le sospensioni, motori per azionare le ruote e lo sterzo, vincoli rigidi tra pneumatico e cerchione, …

 

A questo punto si ottiene un modello geometricamente e cinematicamente identico a quello reale.

Il pilota è schematizzato come una massa (sfera arancione) solidale al telaio.

 

 

 

 


MODELLO MATEMATICO DELLO PNEUMATICO

 

[video pneumatico]

 

L’interazione tra pneumatico e terreno è il vincolo di più difficile modellazione.

Il software fornisce una elementare proprietà di attrito tra i corpi, ma è assolutamente troppo semplice per riprodurre il fenomeno. Le forze scambiate tra pneumatico e strada dipendono sia dallo scorrimento relativo tra le superficie gomma/asfalto che dalle deformazioni della carcassa. Non è quindi sufficiente considerare lo pneumatico un corpo rigido con attrito coulombiano sul terreno.

 

 

IMPRONTA A TERRA DELLA RUOTA

Tutti i momenti e le forze reattivi che la strada esercita sulla ruota passano  attraverso la zona di contatto gomma/asfalto. L’impronta a terra ha forma ellittica quando la ruota è verticale, si deforma sempre più con l’aumentare dell’angolo di rollio. Le componenti principali della forza di contatto sono: NORMALE per sostenere il peso del veicolo, LONGITUDINALE per generare la spinta e la frenata, LATERALE per permettere la sterzata.

 

FORZA NORMALE

Il comportamento di una gomma caricata può essere schematizzato come quello di un ammortizzatore, composto di una molla molto rigida ed un piccolo smorzatore. Ne risulta un sistema così definito:

N = Kn * z  +  Cn * dz/dt

N = forza normale

Kn è la rigidezza dello pneumatico

Cn il coefficiente di smorzamento

z la deformazione verticale.

La deformazione statica sarà pari a z = Fn / Kn.

 

FORZA DI SPINTA

Applicando una coppia alla ruota, sia essa motrice o frenante, nasce uno scorrimento relativo tra il battistrada e l’asfalto detto slip longitudinale.

La formula (sperimentale) che lega forza e slip è la Magic Formula di Pacejka. La relazione originale è abbastanza complessa, nel nostro caso una versione semplificata descrive il fenomeno in maniera sufficientemente fedele alla realtà:

S = Ks * slip / sqrt( 1 + ( Ks/Dx * slip )^2 ) * N

S = forza longitudinale

Ks = rigidezza di slip longitudinale

Dx = max S/slip

 

FORZA LATERALE

La forza laterale consta di una componente generata dalla deriva dello pneumatico (Fd) ed una dal rollio dello pneumatico (Fr).

 

Deriva: come accade nel piano longitudinale, anche lateralmente nasce una forza dallo scorrimento relativo tra le superficie. E’ questa forza che permette di direzionare le autovetture. La schematizzazione matematica è identica a quella della forza di spinta, considerando questa volta l’angolo di deriva lambda:

Fd = Kf * lambda / sqrt( 1 + ( Kf/Dy * lambda )^2 ) * N

 

Fd = forza laterale di deriva

Kf = rigidezza di slip laterale

Dy = max Fd/slip

 

Rollio: nello pneumatico motociclistico esiste una componente di forza laterale generata dalla deformazione della carcassa quando la ruota non è verticale. Questa componente copre quasi totalmente la richiesta di forza laterale del veicolo, così la deriva necessaria a fornire la tenuta in curva è spesso trascurabile. Nei mezzi a due ruote infatti il pilota avverte immediatamente il più piccolo slittamento degli pneumatici, mentre in un grosso auto-articolato sono normali grandi derive delle gomme per mantenere la traiettoria. Questo contributo può essere assunto lineare con l’angolo di rollio phi:

Fr = Kr * phi * N

 

Fr = forza laterale di rollio

Kr = rigidezza di rollio

 

In definitiva si ha:  F = Fd + Fr

 

Le tre componenti N, S, F si considerano agenti al centro dell’impronta a terra, mentre nel modello virtuale vengono applicate al mozzo ruota: è necessario inserire le adeguate coppie di trasporto.

 

Questo modello di pneumatico viene applicato alla ruota anteriore, mentre per quelle posteriori (non rollanti) è sufficiente in prima analisi un modello senza il contributo di Fr.

 

N.B. Questo modello di pneumatico è detto LENTICOLARE poiché non tiene conto della sezione toroidale della gomma. La semplificazione è accettabile per questo modello preliminare, ma non permetterà di ottenere risultati accurati.

 


STABILITA’ DEL MEZZO SENZA PILOTA

Il primo test sulla bontà del modello è per valutare la stabilità intrinseca del veicolo. Il prototipo viene lanciato alla velocità di 10 m/s, in configurazione di equilibrio, senza che vi siano applicate forze di comando. In seguito si applica una piccola perturbazione, simulazione di un colpo allo sterzo, e si osserva l’evoluzione libera del sistema.

 

 

Il grafico illustra come l’oscillazione generata dal colpo venga smorzata in circa 3s, essa ha frequenza di circa 1Hz. Il veicolo è stabile, non in maniera soddisfacente, ma stabile.

 

 


CONTROLLO DI STABILITA’

Si è scelto di far agire i controlli automatici sulla coppia di sterzo applicata, come se a guidare il mezzo fosse un pilota reale. In prima approssimazione si suppone che il pilota guidi il tre ruote solo con lo sterzo, senza spostare lateralmente il peso del corpo.

 

Il primo controllo introdotto serve per garantire la stabilità del veicolo. L’obbiettivo è di riportarlo in posizione verticale da una con angolo di rollio non nullo. La coppia dovrà essere proporzionale all’angolo di rollio (più è piegato il veicolo, più devo spingere sullo sterzo) e alla velocità di rollio (se sto cadendo rapidamente devo agire rapidamente), il controllo è quindi del tipo proporzionale e derivativo

T = Kp * phi + Kd * d(phi)/dt

 

Kp = coefficiente proporzionale

Kd = coefficiente derivativo

Phi = angolo di rollio

 

 


CONTROLLO DI TRAIETTORIA

Per guidare il veicolo nella traiettoria voluta si impone un rollio richiesto phi_target diverso da zero, costringendolo a piegare e quindi curvare dalla parte voluta. Per fare ciò il controllo è modificato in questo modo:

T = Kp * (phiphi_target ) + Kd * d(phi)/dt

 

Ora il controllo stabilizzerà il veicolo con un angolo di rollio non nullo, ma non ancora quello desiderato. Per mantenerlo in curva è necessario applicare un coppia costante che esiste solo se phi è diverso da phi_target. Questo problema è risolto aggiungendo un termine integrale:

 

T = -Kp * (phi_targetphi) - Kd * d(phi)/dt + int( phi * dt )

 

 

La ricerca dei coefficienti Kp e Kd ottimali parte dai valori comunemente usati per la simulazione dei motocicli : Kp = -100, Kd = -10

 

 

Una seria di prove ha portato ad utilizzare valori di Kp = 50 e Kd = 300, poi si è cercato di calibrare il controllo per minimizzare le oscillazioni ad un ingresso standard.

 

 

Come si evince dai grafici il campo utile prevede Kp = [-50, -60], Kd = [-250, -350]. E’ evidente l’influenza del termine proporzionale, molto meno quella del derivativo, tuttavia prove con valori Kd molto più alti o più bassi hanno dato risultati assai deludenti.

 

I valori scelti per le prove sono infine Kp = -50, Kd = -300, questi garantiscono il miglior compromesso tra tempo di risposta e stabilità.

 

 


INGRESSO IN CURVA

Si vuole ora studiare una manovra semplice che permetta di apprezzare l’influenza di una variazione geometrica sul comportamento del mezzo: l’ingresso e la percorrenza di una curva a raggio costante. Il grafico di sinistra presenta una configurazione con il centro di rollio del mezzo sotto il terreno, quello di destra sopra il piano stradale.

 

 

La traiettoria percorsa è identica, mentre la configurazione di destra presenta un overshoot del rollio leggermente maggiore ed è necessaria una coppia minore per mantenere la curvatura. Questo risultato è in linea con le previsioni: la configurazione con centro di rollio più alto è leggermente meno stabile, quindi più maneggevole.

 

 


SLALOM: CONFRONTO CON IL VEICOLO REALE

 

[video slalom]

 

 

Il grafico superiore mostra la telemetria del modello virtuale mentre esegue uno slalom con passo 7.5 m alla velocità di 10 m/s, quello inferiore la stessa manovra con il prototipo reale. (BLU = ANGOLO DI ROLLIO [deg],  ROSSO = COPPIA DI STERZO [Nm])

 

L’input per lo slalom virtuale è sempre l’angolo di rollio richiesto, la coppia viene applicata dal controllo automatico. Si nota subito come la coppia di sterzo non segua una funzione armonica se non con grossi disturbi, comportamento che già un pilota mediocre riesce ad evitare. Si è calcolata poi la funzione di trasferimento coppia/rollio, come fatto in precedenza per il veicolo reale:

 

ampiezza coppia / ampiezza rollio = 0.6 per il modello virtuale

ampiezza coppia / ampiezza rollio = 0.8 per il prototipo reale

Il prototipo necessita di una coppia maggiore per ottenere lo stesso angolo di rollio.

 

ritardo in fase del rollio rispetto la coppia = 130° per il modello virtuale

ritardo in fase del rollio rispetto la coppia = 150° per il prototipo reale

Nel prototipo l’effetto della coppia applicata (angolo di rollio) si ha con un ritardo maggiore.

 

Il veicolo virtuale è, in questo caso, più performante di quello reale: il pilota lo guiderebbe con minore sforzo e maggior feeling… ma ciò non và bene!

L’obiettivo è avere un veicolo identico a quello vero.

 

 


CONCLUSIONI

 

E’ stato affrontato il problema della simulazione numerica di un veicolo rollante a tre ruote mediante l’utilizzo di un software multibody. Si è sfruttato un modello CAD preesistente per costruirne la cinematica, successivamente è stato implementato un controllo PID (proporzionale integrativo derivativo) agente sulla coppia di sterzo per guidare il veicolo. Il modello virtuale ha presentato un comportamento comparabile a quello del mezzo reale in due tipi di prove, curva a raggio costante e slalom, è quindi un buon candidato per ulteriori sviluppi del tema. Tuttavia è necessaria l’ottimizzazione dei coefficienti del controllo implementato per migliorare la stabilità del veicolo, nonché la misura accurata delle grandezze caratterizzanti il veicolo reale: per garantire la verosimiglianza dei risultati i dati introdotti nel software multibody devono essere realistici.

 

Durante la messa a punto del modello è stata testata l’integrazione di Visual Nastran con Visual Basic for Applications e Simulink, utili strumenti per l’ottimizzazione del controllo verso un obiettivo stabilito. Il lavoro futuro consisterà quindi nella messa a punto di un controllo con risposta più simile a quella del mezzo reale, adatto ad un range di velocità più ampio e che monitori ulteriori parametri del mezzo. L’input dovrà essere fornito in forma di traiettoria da percorrere. Il pilota può essere modellato in forma più realistica, caratterizzando meglio la distribuzione delle masse e lo smorzamento agente sullo sterzo.